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I resti mortali del Re di Germania, Enrico VII, sono tornati nella Cattedrale di Cosenza, dove sono stati conservati per quasi otto secoli

I resti mortali del Re di Germania, Enrico VII, sono tornati nella Cattedrale di Cosenza, dove sono stati conservati per quasi otto secoli

Questa mattina, in occasione dell’anniversario della consacrazione del Duomo, avvenuta il 30 gennaio 1222, si è svolta la cerimonia di restituzione delle spoglie regali dall’Università della Calabria alla Curia Arcivescovile. Con l’Arcivescovo Mons. Salvatore Nunnari, erano presenti il rettore della cattedrale don Giacomo Tuoto, il prof. Pietro De Leo docente di Storia Medievale dell’Unical, la prof.ssa De Benedictis direttore del dipartimento di biologia cellulare e il prof. Giuseppe Passarino docente di Antropologia genetica. Ha coordinato i lavori il giornalista Federico Bria. “Enrico VII era un uomo distinto e distante da suo Padre, l’Imperatore Federico II”.

Ha detto il prof. Pietro De Leo nel tracciare la figura e l’epoca in cui visse Enrico VII detto “lo Sciancato”. Ma chi era Enrico VII? Lo descrive lo stesso prof. De Leo nel libro “L’impronta indelebile” scritto con il prof. Gino Fornaciari, edito da Rubettino. Enrico VII nacque in Sicilia, nel 1211, da un padre poco più che quindicenne e una madre di 31 anni. Enrico vivrà non solo distante dal padre, ma anche dalla cultura della sua terra d’origine da cui si allontana all’età di 4 anni. Già nel 1212 era stato proclamato Re di Sicilia, sotto la tutela della madre Costanza d’Aragona. Poi, nel 1220, ancora bambino, è nominato Re di Germania, ma il titolo non è riconosciuto dal Papa. Vissuto lontano dal padre, entrò in conflitto con Federico II favorendo la nobiltà tedesca e le rivendicazioni dei comuni lombardi. Messosi a capo di una rivolta fu sconfitto nel 1235.

Si sottomise all’Imperatore che anziché condannarlo a morte lo fece rinchiudere in diverse fortezze dell’Italia meridionale. Il 10 febbraio 1242 morì, forse suicida, durante un viaggio verso il castello di San Marco Argentano. “L’idea di studiarne i resti nacque nel giorno delle celebrazioni federiciane, - ricorda il prof. De Leo - svoltosi in una cattedrale gremita dalla presenza di oltre tremila cosentini. Nel sarcofago non c’era alcuna epigrafe, nessun segno di appartenenza. La conservazione dei suoi resti dimostra quanto grande sia stata l’attenzione della Chiesa cosentina nella custodia della memoria”.

Le analisi sui resti mortali di Enrico VII, condotte da una équipe dell’Università di Pisa guidata dal prof. Gino Fornaciari, hanno evidenziato che le ossa contenute nel sarcofago appartengono ad un uomo, della età di 30/35 anni che, particolare in precedenza sconosciuto, era affetto da lebbra. “Sul viso – ha detto il prof. Passarino - portava i segni di questa orrenda malattia in fase terminale”. “Dai denti abbiamo estratto il Dna – ha aggiunto la prof.ssa De Benedictis – un tipo di DNA che si eredita per via materna. A questo punto avremmo bisogno di confrontarlo con quello della Regina Costanza, le cui spoglie sono custodite nella Cattedrale di Palermo, per avere la certezza che si tratti di suo figlio”. Solo questo ulteriore confronto, dunque, potrà dare la certezza della discendenza.

Per quanto riguarda il corpo analizzato, invece, è emersa una asimmetria della rotula del ginocchio sinistro. Si tratta di un importante trauma che comportò la rottura dell’apice rotuleo e che si riparò con una deformità tale da compromettere l’andatura del soggetto. Questo dato concorderebbe con una delle poche caratteristiche fisiche conosciute di Enrico VII, a cui era stato attribuito il soprannome di “sciancato”. “In questi primi mesi di permanenza a Cosenza – ha commentato l’Arcivescovo Mons. Nunnari – mi sono chiesto spesso il motivo della presenza di tanti tedeschi per le vie del Centro Storico. Questa è certamente una spiegazione.

Il corpo di Enrico VII trovò sepoltura in questa Cattedrale, mi auguro che a questo punto possa riposare in pace più di quanto non abbia fatto in vita”. La cerimonia, a cui hanno assistito anche gli alunni del Liceo Classico “Bernardino Telesio”, ha sancito il ritorno delle spoglie di Enrico VII nel Duomo di Cosenza ma, tuttavia, non conclude il suo cammino. In futuro, infatti, una équipe specializzata congiungerà i diversi frammenti ossei in modo da ricostruire lo scheletro del Re di Germania.

 

 

 

 

 

 

 

 

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