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Cinque ordinazioni sacerdotali in Cattedrale a Cosenza

Se Mons. Salvatore Nunnari Se Mons. Salvatore Nunnari

Questo pomeriggio, nella Cattedrale di Cosenza ci sono state cinque ordinazioni presbiterali. In occasione della domenica del buon Pastore monsignor Salvatore Nunnari ha consacrato cinque nuovi sacerdoti. Si tratta di don Giampiero Belcastro (di San Giovanni in Fiore) e don Andrea Lirangi (di Luzzi) che si sono formati nel seminario diocesano “Redemptoris Custos” e di don Emanuele Mastrilli, don Cesare Rugliano, don Ruben Josè Cruz Almonte, del Seminario Redemptoris Mater che è presente nella diocesi.

Tutti e cinque i giovani si sono formati presso il Seminario Teologico Cosentino e dopo un periodo di esperienza pastorale nelle parrocchie, come seminaristi prima, come diaconi poi, sono stati ammessi al presbiterato. Presenti alla solenne celebrazione diversi vescovi: Mons. Leonardo Bonanno, vescovo di San Marco Argentano-Scalea; Mons. Faustin Ngabu, vescovo di Goma (Repubblica Democratica del Congo); Mons. Antonio Camilo González, vescovo di La Vega (Repubblica Dominicana). Ha presieduto monsignor Salvatore Nunnari, vescovo metropolita di Cosenza-Bisignano.


L'omelia di Mons. Nunnari:

Eccellenze Reverendissime, Cari Presbiteri, Diaconi, Seminaristi, Cari Religiosi e Religiose, sorelle e fratelli Laici a voi tutti il mio saluto che rivolgo in modo particolarissimo a quanti venuti da lontano rendono piena la gioia della nostra Chiesa che vive oggi quest’evento di grazia e di benedizione dal cielo. Essa si allieta per questi figli dilettissimi che, rispondendo con gioiosa prontezza alla chiamata del Signore e dopo averlo seguito con responsabile adesione alla sua volontà soprattutto negli anni di formazione in seminario, sono ora qui per donarsi totalmente a Lui e diventare per noi tutti segni umili e reali dell’unico sacerdozio. Carissimi don Giampiero, don Andrea, don Emanuele, don Cesare, don Ruben la vostra presenza richiama un dono incommensurabile che ci è stato gratuitamente elargito ed in voi e in noi è stato dato alla Chiesa di Cosenza-Bisignano diventando al tempo stesso la nostra umile personale ricchezza, il nostro unico motivo di vivere e di operare: il Sacerdozio di Cristo. La liturgia odierna ci presenta l’icona del Buon Pastore, egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Non l’anonimato del gregge ma nella sua bocca il mio nome proprio, il nome dell’affetto, dell’intimità.

Negli anni della vostra giovinezza avete ascoltato la Sua voce, sulla sua bocca il vostro nome e vi ha condotto fuori, il nostro non è un Dio dai recinti chiusi, ma dagli spazi aperti, pastore di libertà e di fiducia. Questa fiducia l’ha manifestata chiamandovi a seguirle lui che ci precede sempre e ci seduce con il suo andare, affascina con il suo esempio, nella libertà ha atteso la vostra risposta ed oggi gridate il vostro “Si”, consapevole, motivato dagli anni della formazione in Seminario. Il Seminario oggi vi consegna a questa Chiesa, esso non è stato certamente per voi solo un luogo ma un tempo significativo della vostra vita, il tempo che potremmo definire dell’innamoramento. “Dove, come afferma Benedetto XVI, con lo stupore del cuore, nella preghiera vi sarete certamente domandati “Signore, perché proprio a me?”. Ma l’amore non ha “perché” è dono gratuito a cui si risponde con il “dono di sé”. Dopo questa personale esperienza dell’amore di Dio, è il Signore stesso a condurvi come a Pietro nel luogo del primo incontro e a rivolgervi la esigente domanda: “Mi ami tu più di costoro?”. La risposta di Pietro sfida ancora l’audacia del suo Signore che continua ad aver fiducia in lui pur conoscendolo bene. “Nonostante tutto tu sai che io ti voglio bene”. E qui la coinvolgente richiesta: “Se mi ami pasci le mie pecore”.

Cari giovani ordinandi, vi sia chiaro che la prova dell’amore verso Cristo è la cura pastorale. Dinnanzi alla coinvolgente e sorprendente proposta rivolta a ciascuno di voi dovete prendere coscienza che se amate Cristo, se siete da oggi in modo particolarissimo al servizio della Sua gloria, se desiderate che il regno di Cristo si diffonda, se volete essere ricompensati da Cristo, dovete dar prova di ciò non solo dichiarandolo a parole ma comprovandolo con i fatti, con un amore eccezionale verso il gregge che vi sarà affidato. Permetterete così che si avveri la promessa del Signore: “Pastores dabo vobis” Vi darò dei pastori. Siete mandati ad essere pastori non funzionari del sacro. Cari Confratelli, lo zelo pastorale, espressione dell’amore del presbitero per il gregge affidatagli, si radica e si sviluppa sull’amore per Cristo, il Buon Pastore. Per antonomasia e reciprocamente, l’amore per Gesù si fa sorgente e alimento del vostro servizio verso le anime. Come ben capite l’amore in questione è l’amore di Cristo per noi presbiteri e il nostro amore inscindibile da quello per il gregge, che è di Cristo e che Lui affida a noi.

Carissimi don Giampiero, don Andrea, don Emanuele, don Cesare, don Ruben il fondamento dell’essere e dell’agire di voi ordinati fra poco presbiteri coincide con il Sacramento dell’ordine Sacro che vi dona come grazia l’amore di Gesù Capo, Pastore e Sposo della Sua Chiesa e insieme vi chiede come responsabilità di vivere e di comunicare questo stesso amore al popolo di Dio che vi sarà affidato. Siete in pratica chiamati a percorrere la via dell’amore e a rispondere a Gesù che vi interroga e, non solo oggi, proprio sull’amore. A pensarci bene questo solo conta: vivere di amore. L’amore è come un fuoco che arde e ci purifica dall’egoismo, dalle paure e dal protagonismo. E ricordiamocelo tutti che l’amore è volere il bene delle persone senza attendere ricompense, e che non dipende dalla reciprocità e in ogni caso non sopporta di perdere nessuno di coloro che ci sono stati affidati. L’amore ha il suo compimento nel dare la vita, quel dare la vita che fa vivere gli altri. Vocazione di Cristo e del prete è di essere nella vita datori di vita. “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Non solo la vita necessaria, non solo la vita indispensabile, ma la vita esuberante, magnifica. Ministri ordinati del Signore, Vescovi, preti, diaconi siamo chiamati a quella forma singolare e necessaria di fecondità che genera Cristo in noi stessi e nei fedeli. Quanto è opportuno accogliere l’esortazione di Paolo agli Efesini con queste sintetiche parole: “Rendere noi stessi e coloro che ci sono affidati, uomini perfetti, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Cfr. Ef. 4,13). Lui è la porta che si apre sulla terra dell’amore leale, più forte della morte, dove si placa tutta la fame e la sete della storia, troverete pascolo. Chiedo comprensione se torno ad insistere sul tema fondamentale che costruisce la Chiesa Sposa di Cristo dalla tunica inconsutile è il tema della Comunione che voglio riproporre con forza a tutto il presbiterio e in modo particolare a voi giovani ordinandi accolti oggi dalla famiglia presbiterale. Siamo famiglia, dove l’amore fecondo è quello che si condivide nella comunione ecclesiale. Non è mai impresa solitaria, non è mai percorso soggettivo, non è mai intraprendenza autoreferenziale.

Si può correre un rischio estremamente grave, quello di dividere il Corpo di Cristo con l’esito che i nostri fedeli si ritroverebbero a dire: “Io sono di questo prete, io sono dell’altro prete, mentre siamo e dobbiamo essere tutti e solo di Cristo Signore. Sentiamo ancora il richiamo di Paolo, che scrivendo ai Corinzi (1, 10-13) e rifacendosi alle loro divisioni interne, ripropone con decisione l’unità, “nel parlare, nel pensare, nel sentire”. “Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire”. All’apostolo fa eco la parola serena e al tempo stesso severa del venerabile Pontefice Paolo VI nella lettera enciclica “Sacerdotalis Coelibatus”, invitandoci a una reciproca, forte, virile, leale, soprannaturale amicizia, che nulla valga ad attenuare o a infrangere, ma sia comunione vera d’intenti, di idee, di aiuti, di subordinata collaborazione. Daremo così al mondo la chiara e incredibile immagine evangelica della comunità apostolica, tutta unita attorno a Gesù: i sacerdoti una cosa sola col Vescovo.

Cari giovani ordinandi, siate dunque solleciti non soltanto della personale amicizia tra voi, che sarà certo più intensa e più facile, ma anche con tutto il Clero diocesano. Rispettate le esperienze degli altri e sappiate umilmente arricchirle col vostro fervore giovanile; venerate gli anziani e sollecitatene la comprensione e la guida, camminate nella carità con i vostri amici più giovani non per spirito di cameratismo, ma in comune impegno di evangeliche realizzazioni, in consapevole responsabilità di condurre avanti voi stessi e il popolo santo di Dio. Sappiate entrare in relazione con tutti i fratelli con la ricchezza della vostra umanità. La pienezza dell’umano è il divino in noi. Scriveva il teologo protestante, il martire del nazismo Bonhoeffer: “Non ci interessa un divino che non faccia anche fiorire l’umano. Un Dio cui non corrisponda il rigoglio dell’umano non merita che ad esso ci dedichiamo”. Nel grembo della Vergine Maria Lui Dio si è fatto uomo, nel cuore di questa Madre deponiamo la nostra richiesta: aiutaci a vivere nella nostra umanità redenta la gioia di essere figli del Dio, amante dell’uomo. 

O Madre di noi sacerdoti, che sotto la Croce ti sei unita al sacrificio del tuo figlio e, dopo la risurrezione, nel Cenacolo hai accolto insieme agli Apostoli e con gli altri discepoli il dono dello Spirito, aiutaci a lasciarci trasformare interiormente dalla grazia di Dio. Solo così ci è possibile essere immagini fedeli del Buon Pastore, solo così ci è possibile svolgere con gioia la missione di conoscere, guidare e amare il gregge che il tuo Figlio si è acquistato a prezzo del suo sangue Ed ora dunque andate “Ecco io vi mando” (Mt. 10, 16). Andate come servi e non come padroni, come amici e non come dominatori, come ministri di Cristo e dispensatori dei Suoi misteri. Andate e Dio benedica le vostre famiglie che vi hanno dato la libertà di questa scelta e di questa donazione, e conforti coloro che nei Seminari Rettori, educatori, docenti, vi hanno preparato a compierla.

 

 

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