Menu

La Madonna del Pilerio

La Madonna del Pilerio

Il CULTO

Il culto alla Madonna del Pilerio è una realtà strettamente connessa alla storia della Città di Cosenza. Il popolo cosentino, memore dei tanti benefici ottenuti dalla Santa Vergine, venera la sua Patrona con sentimenti di sincera e filiale devozione, cristallizzata nelle celebrazioni dell’8 settembre e del 12 febbraio. Le origini di tale devozione, risalenti al XVI Secolo, arricchiscono la complessa trama della storia della città dei Bruzi. Si tramanda che nell’anno 1576, mentre la peste imperversava su diverse regioni d’Italia, un devoto, cercando consolazione e protezione dinanzi all’icona della Madonna, abbia notato il formarsi di un bubbonepestifero sul volto della Madre di Dio. Il fenomeno venne considerato dal popolo e dalle Autorità Ecclesiastiche come un prodigio operato dalla Vergine in favore della città di Cosenza, la quale fu liberata dal morbo maligno. L’icona attirò  subito l’attenzione dei cosentini, i quali prontamente la considerarono “quadro divino”.

Visti i numerosi pellegrinaggi da parte non solo del popolo cittadino, ma anche degli abitanti dei paesi vicini, l’icona, su commissione dell’Arcivescovo di Cosenza, Mons. Giovan Battista Costanzo, fu collocata inizialmente su uno dei pilastri della navata centrale del Duomo, poi sull’altare maggiore, infine, nel 1607, nella cappella a Lei dedicata dove tuttora si venera. Nello stesso anno la Vergine del Pilerio venne incoronata Regina e Patrona della Città. Un secondo episodio, che vide concretizzarsi il favore della Madre di Dio nei confronti dei cosentini, si registra nel 1783 durante un terribile terremoto che si abbatté sulla Città.

Vennero notate delle screpolature sul volto della Vergine le quali, terminato il fenomeno, in parte scomparvero. Interpretando il favore divino in questo segno, i cittadini di Cosenza, nel 1798, stabilirono la solennità della Vergine del Pilerio l’8 settembre di ogni anno. Un terzo episodio prodigioso risale al 12 febbraio 1854, giorno in cui si verificarono diverse scosse sismiche.

In quella circostanza i cosentini volsero nuovamente lo sguardo alla Madonna del Pilerio, che con il suo cuore misericordioso di madre e la sua valida intercessione infonde coraggio e speranza . A perenne ricordo del patrocinio di Maria sui cosentini, venne istituita una seconda festa da celebrarsi ogni anno il 12 febbraio. Gli Arcivescovi di Cosenza susseguitisi negli anni hanno promosso e valorizzato il culto alla Santa Vergine diffondendolo anche nelle zone limitrofe alla città di Cosenza, attraverso la celebrazione di Anni Mariani, il restauro dell’icona nel 1976 per volere di Mons. Enea Selis, che riportò alla luce lo splendore originario coperto da posticci rimaneggiamenti visibili nella vetrata istoriata del finestrone della cappella del Pilerio, l’elevazione della Cattedrale a Santuario Diocesano della Vergine SS. Pilerio per volontà di Mons.

Dino Trabalzini nel 1981, la proclamazione della Vergine del Pilerio Patrona dell’ Arcidiocesi di Cosenza- Bisignano, ad opera dello stesso Arcivescovo il 9 ottobre del 1988, nel corso di una Solenne Celebrazione in Piazza XV Marzo a Cosenza, alla presenza di Autorità Civili e Religiose e di una grande folla di fedeli.

Cattedrale 100

 Celebrazione Eucaristica e Proclamazione della Madonna del Pilerio Patrona dell’Arcidiocesi di Cosenza – Bisignano in Pazza 15 Marzo a Cosenza  il 9 Ottobre 1988, al termine dell’Anno Mariano

L’ICONA

L’icona della Madonna del Pilerio, custodita all’interno dell’apposita Cappella della Cattedrale di Cosenza, è databile intorno alla fine del 1200. L’icona, di pregevole fattura, è espressione dell’iconografia dell’Oriente cristiano nello stile e nel significato, ma la manifattura è di mano occidentale, considerando l’iscrizione latina presente nella parte superiore dell’opera. Essa presenta la Vergine Maria nell’atto di allattare Gesù Bambino al seno. Nell’iconografia orientale tale rappresentazione è comune e viene specificata con il termine Galaktotrophousa, che significa: colei che nutre con il suo latte. Dietro questa tenera ed ordinaria scena l’autore nasconde molteplici significati ottenuti tramite l’utilizzo della ricca simbologia proveniente dall’Oriente. Il ricco cromatismo dell’icona è inserito all’interno di uno sfondo d’oro che sta a significare la presenza del Divino che trasfigura l’opera, la sacralizza. La Vergine è rivestita di una veste color marrone che sta a simboleggiare la sua umanità.

È ammantata d’azzurro, simbolo della trascendenza, esprimendo il rapporto fra Dio e la sua creatura. Il capo ed il braccio sinistro presentano il colore bianco, simbolo della purezza della Vergine e del suo essere senza macchia; tale significato è presente anche sul manto blu e le tre stelle che lo adornano: Maria è Vergine prima, durante e dopo il parto. Il capo è coperto da un velo rosso, simbolo del divino, ed esprime la grazia di Dio che ha arricchito la Madre di Dio. È coronata da undici medaglioni d’oro i quali rimandano all’episodio della Pentecoste, gli undici discepoli che con Maria attendono il dono dello Spirito Santo. In alto è appena visibile  l’iscrizione latina MR DOMINI, Madre del Signore. Molto interessante è considerare il significato che presentano le mani della Madonna.

Ella, sorreggendo il Bambino Gesù, lo indica con entrambe le mani; le due dita della mano sinistra indicano la doppia natura del Figlio di Dio, le tre dita della mano destra indicano la costante presenza e azione della SS. Trinità nella vita della Vergine e nella vicenda terrena di Gesù. Ancor oggi sulla guancia sinistra si può scorgere la macchia del bubbone pestifero risalente al 1576.

Un particolare interessante è dato dalla posizione della mammella troppo in alto rispetto alla posizione naturale. Essa, piuttosto vicina al collo, interpreta la teologia del corpo mistico presente nell’epistolario paolino: secondo alcuni esegeti, se il Capo è Cristo, necessariamente il collo è la Vergine Maria. Anche la figura del Bambino Gesù è ricca di significati. È sorretto dalla Madre ed adagiato su un drappo di porpora, simbolo del suo essere re e sacerdote. Si presenta con un doppio addome significante la duplice natura del Figlio di Dio.

La vita è avvolta da un drappo rosso intrecciato che unisce i due addomi. Questo significa la doppia natura di Gesù unità nell’unica persona divina di Cristo. È avvolto da un velo bianco trasparente che indica sia l’Agnello senza macchia che riscatta l’umanità dal peccato, sia la rivelazione divina avvenuta in Cristo Gesù. Il capo è coronato da una aureola con al centro una croce rossa gemmata, indicante la Passione di Cristo.     

IL TITOLO

Il titolo gode di diverse interpretazioni. Quella tradizionale la collega al significato di “Pilastro”, infatti nel 1576 l’icona era collocata su di un pilastro dal quale probabilmente prese il nome. Una seconda interpretazione è di matrice spagnola. Al tempo del miracolo della peste la città di Cosenza era dominata dagli invasori spagnoli. Questi, volendo diffondere il culto della “Madonna del Pilar” di Saragozza, probabilmente diedero tale nome all’icona della Vergine. Un’altra interpretazione poi risente molto della tradizione bizantina: supponendo che l’icona della Vergine fosse inizialmente su di una delle porte della città di Cosenza, come protezione per la città stessa, il termine Pilerio deriverebbe dal greco Pulé, porta. I vari significati spiegano nel loro insieme il valore che tale icona rappresenta agli occhi dei cosentini, i quali considerano la Vergine sia come custode che come colonna e sostegno della fede cristiana.                                           

LA CAPPELLA DEL PILERIO 

Cappella Pilerio

Rispetto a chi guarda la zona absidale della Cattedrale di Cosenza,  la Cappella della Madonna del Pilerio è posta sul lato sinistro dell’Edificio Sacro. Essa, dal 1607, custodisce la preziosa Icona venerata dai Cosentini. Anteriormente a tale data, l’Icona del Pilerio era posta in un’altra cappella, intendendo con tale termine un semplice altare addossato ad un pilastro di sinistra, dal quale essa pendeva.

Tale disposizione, secondo alcune fonti, risale a tempi anteriori al 1576, anticipando il culto alla Madonna del Pilerio a prima del prodigio della peste. Successivamente a questo evento, per volontà dell’Arcivescovo Mons. Giovan Battista Costanzo, a causa dell’ingente afflusso di pellegrini, l’icona fu tolta dalla sua locazione originaria e sistemata in un pilastro centrale della Cattedrale, poi sull’altare maggiore ed infine, nel 1607, nella cappella dove tuttora è venerata. Nel corso degli anni i vari Arcivescovi, insieme al iCapitolo della Cattedrale ed al popolo cosentino, ne curarono  la manutenzione  e  l’arricchimento con marmi policromi e tele raffiguranti la vita della SS. Vergine.

La costruzione della cappella, profonda, sopraelevata rispetto al piano della Cattedrale è stata prevista e voluta dall’Arcivescovo Mons. Capece Galeota intorno alla metà del 1700, mentre l’attuale struttura barocca è da datare intorno alla seconda metà del XVIII Secolo, fra il 1777 ed il 1779, come testimonia la lapide posta a destra. Nell’Ottocento vennero aggiunti stucchi banchi a motivi floreali e poste sotto l’altare le reliquie dei Santi Eugenio e Silvano. Nelle apposite nicchie poste all’interno delle pareti absidali sono conservate la statua dell’Immacolata e la statua processionale della Madonna del Pilerio. In alto è presente una vetrata istoriata che riproduce l’immagine del Pilerio così come si presentava prima del restauro voluto da Mons. Enea Selis nel 1976. 

 

 

back to top

 

Piazza Duomo, 1 - 87100 Cosenza (CS) Italia
Telefono: (+39) 0984 77864‎ - E-Mail: cattedraledicosenza@libero.it - Sito Web: www.cattedraledicosenza.it
Copyright © 2018 - Tutti i diritti riservati

 

Il presente sito fa uso di cookie che consentono di fornire una migliore esperienza di navigazione